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	<title>Voip Web Le novita&#039; dalla rete,  is sponsored by FSP Global, Multilingual Contact Center Call Center Inbound Outbound &#187; Ambra Ferrero</title>
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	<description>Voip Web - Le novita&#039; dalla rete</description>
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		<title>Conosci l&#8217;immagine delle tua azienda nella rete?</title>
		<link>http://www.voipweb.it/blog/2011/12/27/conosci-limmagine-delle-tua-azienda-nella-rete/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 18:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambra Ferrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Online Reputation]]></category>

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		<description><![CDATA[Avere un&#8217;ottima immagine nel Web e nella comunicazione virtuale è di straordinaria importanza per le aziende, sia per i rapporti  con il proprio cliente che nella relazione con partner e fornitori. Abbiamo quindi chiesto a Marco Marasco, di aiutarci a comprendere di più il tema, Marco è un noto esperto di IT e tecnologia internet, nonchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Avere un&#8217;ottima immagine nel Web e nella comunicazione virtuale è di straordinaria importanza per le aziende, sia per i rapporti  con<a href="http://www.voipweb.it/wp-content/uploads/2011/10/foto_marco.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-832" src="http://www.voipweb.it/wp-content/uploads/2011/10/foto_marco-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a> il proprio cliente che nella relazione con partner e fornitori. Abbiamo quindi chiesto a <strong>Marco Marasco</strong>, di aiutarci a comprendere di più il tema, Marco è un noto esperto di IT e tecnologia internet, nonchè buon divulgatore e tecnhology advisor di <strong><a title="FSP Global Call Center" href="http://www.fspglobal.com" target="_blank">FSP Global</a></strong>.</em></p>
<p>È un momento particolarmente delicato, in cui l’azienda mette in gioco se stessa e la propria reputazione. Questo  è il perché un sito internet non è deve essere solo informativo ma deve rappresentare l’azienda che comunica, che esprime valori e che cerca di stabilire una relazione con l’utente finale.</p>
<p><span id="more-834"></span></p>
<p>La prima fase nella realizzazione di un sito web è sicuramente di natura strategica; in collaborazione con il cliente s’individua il target, l’utenza di riferimento, il messaggio da diffondere e l’obiettivo da raggiungere.</p>
<p>Stabiliti questi aspetti, si effettua la selezione dei contenuti da inserire raccogliendo più informazioni possibili in merito a ciò che il sito dovrà comunicare e trasmettere al suo visitatore.</p>
<p>Una volta identificata la strategia di comunicazione si passa alla progettazione, la fase più difficile e più importante nella realizzazione di un sito internet dovendo tener conto di molti aspetti, tra cui:</p>
<ul>
<li>Organizzazione dei contenuti selezionati ed elaborati</li>
<li>Strutturazione di un menù di navigazione semplice, completo e pratico</li>
<li>Definizione delle diverse modalità di aiuto alla navigazione (guida, mappa, etc.)</li>
<li>Verifica ed eventuale controllo delle caratteristiche di accessibilità e usabilità</li>
<li>Definizione di un layout grafico originale, funzionale e moderno</li>
<li>Formattazione delle pagine</li>
<li>Scelta dei colori e delle principali impostazioni grafiche</li>
<li>Predisposizione alla visibilità presso i motori di ricerca</li>
<li>Tracciabilità, controllo e validazione del codice</li>
</ul>
<p>Scelta la strategia di comunicazione e terminata la progettazione, si passa all’ultima fase, quella dedicata all’aspetto grafico e alla programmazione, dove creatività e tecnologie avanzate per far visualizzare al meglio testi e immagini sono assolutamente di straordinaria importanza per un sito internet di successo.</p>
<p>La grafica è un fattore importantissimo a livello marketing in un sito web ma per lo più delle volte i Web Designer tendono a esibirsi in splendide coreografie animate, tendenzialmente attraverso la tecnologia Flash, impegnandosi a stupire i navigatori ma distraendoli e influenzandoli negativamente sull’usabilità delle pagine web. Un sito internet aziendale non è una brochure o uno spot televisivo, è quindi fondamentale progettarlo affinché sia fatto recepire esclusivamente quello che vogliamo far recepire.</p>
<p>Ma disporre di un sito web completo, funzionale, accessibile e graficamente curato non è sufficiente a garantirne il successo: è necessario posizionarlo adeguatamente nelle principali directory e nei principali motori di ricerca.</p>
<p>Per posizionamento s’intente un insieme di tecniche operative e strategiche con l&#8217;obiettivo di migliorare la posizione di un sito internet nei risultati delle ricerche effettuate attraverso l’inserimento di parole specifiche.</p>
<p>E&#8217; una tecnica che rientra nelle strategie di search marketing, il marketing applicato ai motori di ricerca e dedicato agli utenti di tali servizi.</p>
<p>La principale differenza sta nel fatto che una directory raccoglie e recensisce informazioni avvalendosi di persone, mentre il motore di ricerca usufruisce di software specializzati nella scansione della rete, i cosiddetti “Crawler”.</p>
<p>Il “Crawler” (detto anche spider o robot), è un software che analizza i contenuti di una rete o di un database, in un modo metodico e automatizzato per conto di un motore di ricerca.</p>
<p>Durante l&#8217;analisi di un indirizzo internet, il “Crawler” identifica tutti gli hyperlink presenti nel documento e li aggiunge alla lista di URL da visitare e quindi da riportare nella pagina delle ricerche effettuate.</p>
<p>Il motivo per cui s’inserisce un sito nei motori di ricerca, è naturalmente quello di attirare visitatori sulle proprie pagine e se l&#8217;esito di una ricerca mostra il proprio sito internet, ci sono molte possibilità che venga scelta dall&#8217;utente rispetto alle successive, non a caso le statistiche più recenti indicano che raramente un utente visualizza i siti oltre i primi 20 o 30 link riportati dai motori di ricerca.</p>
<p>Per far trovare un sito web dai motori di ricerca, le pagine di cui si compone devono contenere delle parole, cosiddette “keywords”, parole che potrebbero essere oggetto di ricerca da parte degli utenti permettendo così ai motori di ricerca di classificare i siti in base al loro contenuto, fornendo i risultati delle ricerche e dando priorità a quei siti nei quali le parole richieste risultano più frequenti e più in evidenza rispetto al resto del documento.</p>
<p>È strategico quindi mettersi nei panni dell&#8217;utente e pensare a quali termini potrebbe usare nei motori di ricerca per scovare ciò che sta cercando.</p>
<p>Oltre alle parole chiave è molto importante la creazione di frasi composte da una o più parole utilizzate come keywords, generando così le varianti della ricerca, questo perché normalmente vengono digitati più termini componendo una frase completa.</p>
<p>Se ad esempio un utente dovesse cercare un negozio di articoli da regalo, difficilmente immetterà solo i termini &#8220;articoli da regalo”, anche perché il risultato della ricerca potrebbe essere un elenco di migliaia di voci e sicuramente conterrebbe anche siti non attinenti all&#8217;argomento.</p>
<p>Per restringere la ricerca effettuata, viene quindi utilizzata una combinazione di parole, creando anche delle piccole frasi composte come ad esempio; “negozio di articoli da regalo a Milano” oppure “articoli da regalo in centro a Milano”.</p>
<p>Oltre alla ripetizione di parole chiave e di frasi composte esistono altri elementi per far figurare il sito in prima fila, alcuni motori di ricerca ad esempio attribuiscono molta importanza al titolo della pagina Web, che nel codice HTML è indicato nel tag TITLE.</p>
<p>Per concludere, definire una lista completa di parole chiave e frasi composte, può non essere una cosa facile ma è però un punto cruciale e molto importante affinché l&#8217;inserimento del sito nei motori di ricerca sia produttivo, permettendo al navigatore di raggiungere il proprio dominio internet.</p>
<p>La creazione di un sito Internet ben fatto con un buon posizionamento nei motori di ricerca ti garantisce l&#8217;aumento del numero dei nuovi clienti o contatti con il conseguente aumento del fatturato e la fidelizzazione dei clienti già acquisiti.</p>
<p><em>Marco Marasco, <a href="http://www.voipweb.it/external/www.mem-informatica.com/" target="_blank">MEM Informatica</a></em></p>
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		<item>
		<title>Perchè andare sulle nuvole? Intervista a Marco Marasco sulla tecnologia Cloud</title>
		<link>http://www.voipweb.it/blog/2011/10/28/perche-andare-sulle-nuvole-intervista-a-marco-marasco-sulla-tecnologia-cloud/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 20:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambra Ferrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cloud]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo “tormentone tecnologico” sul quale ci interoghiamo oggi, cioè il “CLOUD COMPUTING”, ingombra viralmente, da qualche mese, la grande rete delle azioni di marketing dirette al consumatore finale. Per poter capire di cosa si tratta ma anche quali sono le finalità e il futuro di simile tecnologia, ci siamo rivolti al dott. Marco Marasco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo “tormentone tecnologico” sul quale ci interoghiamo oggi, cioè il “<strong>CLOUD COMPUTING</strong>”, ingombra viralmente, da qualche mese, la grande rete delle azioni di marketing dirette al consumatore finale. Per poter capire di cosa si tratta ma anche quali sono le finalità e il futuro di simile tecnologia, ci siamo rivolti al dott. <strong>Marco Marasco</strong>, esperto di IT e tecnologie Internet.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dott. Marasco, cos’è la tecnologia “Cloud Computing”? </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La traduzione letteraria del termine “Cloud Computing” sarebbe “Informatica tra le nuvole”. Se lo volessimo rappresentare graficamente, questo termine sarebbe una nuvola, simbolo che viene utilizzato per descrivere la rete nei diagrammi tecnici.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Si tratta di una tecnologia assai recente, apparentemente eterea, impalpabile. Non è un nuovo modello di telefono cellulare o di computer, ma un insieme di risorse hardware e software che forniscono servizi di accesso attraverso la rete internet per fare facilitare la gestione online di applicazioni e attività multimediali.</p>
<p><span id="more-831"></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Che tipo di file possiamo utilizzare con la tecnologia “Cloud” ?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Sostanzialmente, spiegato in parole spicce, la tecnologia “Cloud” consente di utilizzare qualsiasi tipo di file (documenti, immagini, musica e video) senza avvalersi di supporti digitali quali periferiche digitali come pendrive Usb e hard disk esterni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>E’ possibile quindi leggere email, scrivere testi, ascoltare musica, guardare filmati e fotografie, senza installare alcun software, da qualsiasi parte del mondo attraverso l’utilizzo di un personal computer, dotato di connessione a internet. Questo è l’unico requisito.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Come funziona il “CLOUD COMPUTING”?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Tutto parte da un server remoto e un servizio hosting di qualsiasi provider che offre dello spazio web al quale è possibile avere accesso per archiviare i dati, depositandoli su internet e permettendoci di consultarli attraverso diversi dispositivi (PC, Tablet e Smartphone).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Aziende del settore offrono spazio web, gratuito fino a un certo quantitativo di gigabyte, fornendo l’accesso diretto attraverso un semplice browser e altri integrano persino un software per l’accesso diretto agli archivi dal Personal Computer permettendo inoltre di poter fare dei backup automatici. In questo modo, i dati presenti sul computer in uso, è al riparo dall’eventuale smarrimento che potrebbe essere causato da guasti hardware, disfunzioni, furti o semplicemente da errore umano.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In quali settori sarebbe applicabile la tecnologia “Cloud” e a quale tipo di aziende è indirizzata?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L’offerta del servizio “Cloud” per le aziende comincia a essere abbastanza ampia, diverse sono le aziende che hanno realizzato sistemi di accesso ai dati esterni attraverso internet per la piccola e media impresa e ancora più frequente invece è l’offerta dedicata al consumatore finale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Questa tecnica si sta diffondendo molto anche nel settore del Leads Generation Management, nel Telemarketing e in altri servizi dedicati alla gestione di informazioni inbound e outbound, attraverso l’impiego di piattaforme CRM (Customer Relationship Management) proposte da aziende leader nel settore per servizi di Call Center.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Chi è in grado di mette a disposizione simile tecnologia?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Offrire questo tipo di tecnologia richiede infrastrutture IT e capitali enormi, quindi questo è un business che non poteva certamente passare inosservato dai colossi dell’Information Technology come: Apple, Google, Microsoft, IBM e Amazon, ognuno dei quali punta ai singoli consumatori oppure a governi e grandi imprese, ma l’offerta tecnologica sembrerebbe in espansione anche attraverso i servizi di professionisti del settore.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quali sono i vantaggi della tecnologia “Cloud”?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La riduzione di costi è senz’altro un fattore primario seguito dal maggior controllo sulle spese e sull’esposizione economica derivante dall’acquisto e manutenzione di apparecchiature informatiche dedicate allo “storage”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il “Cloud Computing”, essendo sostanzialmente un servizio, non comporta alcuna spesa di capitale o investimenti onerosi ma bensì un canone operativo mensile facilmente gestibile dalle aziende, eliminando appunto in questo modo l’esposizione economica per l’acquisto e manutenzione di apparati informatici.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Non dovendo acquistare nessuna licenza software, è possibile ottenere la propria piattaforma “Cloud” in poche ore se non addirittura minuti, a differenza di settimane e mesi richiesti per ordinare, configurare e installare le soluzioni per lo “storage” tradizionale. T</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>utto questo influisce notevolmente sulla flessibilità riducendo notevolmente anche i costi di relativa gestione e manutenzione IT non essendoci alcuna installazione fisica, da non sottovalutare inoltre anche la semplicità di gestione dei dati che può essere effettuata attraverso il proprio personale senza che abbia alcuna competenza nel settore.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Qual&#8217;è </strong><strong>l&#8217;impatto del “Cloud Computing” sull&#8217;ambiente?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Un altro fattore molto importante del “Cloud Computing” è sicuramente quello ambientale, limitando l’utilizzo di apparecchiature hardware destinate all’archiviazione dei dati, significa ridurre l’utilizzo di energia elettrica destinata all’alimentazione degli stessi e al loro raffreddamento, raggiungendo così delle basse emissioni di CO2 e una migliore conservazione dell’energia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma questa tecnologia è davvero sicura e rispetta la privacy? </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Sull’argomento sicurezza e privacy c’è molto perplessità, soprattutto da parte delle aziende, motivo per il quale tentennano ad adottare questa tecnologia anche per il fatto che molte questioni non siano molto chiare. Sembrerebbe infatti che i fornitori di servizi “Cloud” s’impegnino molto ad aiutare la propria clientela nell’ottenere vantaggi come minor costi e tempi di strutturazione per l’archiviazione dei dati più che a garantire la sicurezza dei servizi erogati.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L’infrastruttura per l’archiviazione dei dati dei colossi IT è senza dubbio indiscutibile ma la fiducia comincia a calare quando si tratta di valutare i servizi offerti dalle piccole imprese, aziende per la maggior parte delle volte sconosciute. Il rischio più grosso è che in caso di blackout, di incidenti ai server o di attacchi da parte di hacker, i servizi “Cloud” rischino di diventare impossibili da raggiungere causando, nelle peggiore delle ipotesi, anche il furto e la perdita dei dati aziendali, ma fondamentalmente sono rischi comuni e la vulnerabilità dei dati è a rischio anche se conservati su server e archivi digitali di nostra proprietà.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Molto importante è essere a conoscenza che in molti paesi sono in vigore normative che impongono delle modalità secondo cui i dati devono essere archiviati e protetti e qualsiasi servizio “Cloud” deve essere conforme a tali prescrizioni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Qual&#8217;è secondo Lei dott. Marasco il futuro della tecnologia “Cloud”?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>È prevista una crescita esponenziale della tecnologia “Cloud” nei prossimi anni, sia in ambito privato che pubblico, anche grazie alla continua diffusione di prodotti informatici portatili come Tablet e Smartphone e senza dubbio la comodità di accedere e condividere, attraverso questi “device”, musica, video, foto e documenti personali ovunque ci si trovi è davvero notevole e interessante. Probabilmente questa comoda tecnologia, nel corso del tempo, sarà destinata anche a rivoluzionare il nostro modo di vivere e di lavorare.</p>
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		<title>Quale sicurezza nella virtualizzazione? Intervista ad Alberto Brera Country Manager di Netasq</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 18:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambra Ferrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo Gartner il 60% delle aziende che virtualizzano la propria infrastruttura di rete vedranno un drastico abbassamento del livello di protezione dei propri dati. A tal proposito vi abbiamo intervistato Alberto Brera, Country Manager di Netasq, produttore di soluzioni IPS/UTM e Virtual Security Appliances.
Goin: Sul fenomeno “virtualizzazione” si legge molto ultimamente, ma effettivamente l’aspetto sicurezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.voipweb.it/wp-content/uploads/2010/05/Alberto-Brera-.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-556" style="margin: 10px" title="Alberto Brera" src="http://www.voipweb.it/wp-content/uploads/2010/05/Alberto-Brera-.jpg" alt="Country Manager Netasq" width="150" height="190" /></a>Secondo Gartner il 60% delle aziende che virtualizzano la propria infrastruttura di rete vedranno un drastico abbassamento del livello di protezione dei propri dati. A tal proposito vi abbiamo intervistato <strong>Alberto Brera, Country Manager di Netasq</strong>, produttore di soluzioni IPS/UTM e Virtual Security Appliances.</em></p>
<p><strong>Goin: Sul fenomeno “virtualizzazione” si legge molto ultimamente, ma effettivamente l’aspetto sicurezza sembra passare in secondo piano. Come mai?</strong></p>
<p><strong>AB:</strong> Se da  un lato i firewall IDS / IPS tradizionale sono in grado di monitorare il traffico che entra ed esce dal server fisico che ospita decine di “macchine virtuali” (server di servizio  &#8211; web, produzione, finance, posta, back-office, FTP ecc.), non si è ancora instaurata la consapevolezza che tali dispositivi non sono in grado di monitorare il traffico presente all’interno delle reti virtualizzate.</p>
<p><span id="more-555"></span></p>
<p><strong>Goin: Cosa si intende per rete virtualizzata? Quali sono i rischi da considerare in fase di pianificazione?</strong></p>
<p><strong>AB: </strong>La virtualizzazione consente a più server virtuali – ognuno con il suo sistema operativo, le sue applicazioni e lo specifico livello di fiducia – di girare su una singola piattaforma hardware. L’hypervisor gestisce tale piattaforma mettendone le risorse (CPU, memoria) contemporaneamente a disposizione di più istanze (sistemi operativi), che  girano sul server fisico come “macchine virtuali”, in modo totalmente indipendente l’una dall’altra. Anche i dispositivi di rete (switch, router, schede di rete) vengono migrati, generando una nuova rete virtuale intercomunicante. Ritroviamo la tipica topologia di rete a stella anche in ambiente virtuale, solo che tale rete gira interamente su una singola piattaforma fisica. Oggi è impensabile pianificare una rete tradizionale senza firewall, però si tende a farlo in ambiente virtuale. Facciamo un esempio: In una tipica topologia di rete, un server web (1) pubblicato all’esterno, che eroga ai clienti servizi e-commerce ed il server con la banca dati (2), rivolto verso l’interno, a cui accedono solo gli impiegati, sono posti in segmenti di rete diversi, separati da un firewall. Con la virtualizzazione invece entrambi i server di servizio (1 e 2) vengono migrati su una singola piattaforma hardware come “macchine virtuali”. La piattaforma fisica in sé è ancora protetta dal firewall hardware, ma entrambi i servizi vengono eseguiti sullo stesso server fisico, collegato con una singola scheda di rete fisica al firewall: il traffico tra le due macchine virtuali (quindi la rete virtualizzata) <span style="text-decoration: underline">non sarà analizzato dal firewall fisico</span>. Ciò implica che, se il server web viene attaccato con successo, i criminali possono accedere facilmente a tutti gli altri server presenti sulla stessa piattaforma hardware, senza che il firewall fisico noti queste attività.</p>
<p><strong>Goin: Come proteggere gli ambienti virtualizzati?</strong></p>
<p><strong>AB:</strong> Esistono diverse metodologie di paravirtualizzazione che forzano il collegamento tra le schede di rete virtuali ad adattatori fisici separati. <span style="text-decoration: underline">MA</span> un server fisico può contenere decine di macchine virtuali, questa soluzione vanifica i vantaggi primari della virtualizzazione, ossia la drastica riduzione delle componenti hardware, comprese le schede di rete, ed il fail-over automatico su una delle piattaforme fisiche disponibili, in base al carico di lavoro del server. Un’altra soluzione può essere il VLAN tagging che forza il traffico di ogni macchina virtuale a passare per il firewall fisico. Questa soluzione però è particolarmente spiacevole in un ambiente virtualizzato, perché i tag VLAN vanno configurati manualmente e reimpostati completamente in caso di fail-over, perché i switch virtualizzati si riconfigurano automaticamente ed in modo dinamico quando l’hypervisor sposta le macchine virtuali da una piattaforma all’altra.</p>
<p>Dispositivi di sicurezza concepiti come macchine virtuali (OVA = Open Virtual Appliance, da non confondere con software Open Source!) sono sicuramente la soluzione ottimale. Le Virtual Security Appliances forniscono tutte le funzioni di sicurezza (compresi IPS, UTM e gestione della vulnerabilità) alle macchine virtuali integrandosi perfettamente con gli switch virtuali e risiedendo al centro della rete. Inoltre non necessitano di alcuna riconfigurazione in caso di &#8220;movimento&#8221; delle macchine da parte dell’hypervisor, né devono tener conto della posizione fisica reale delle macchine virtuali, in quanto direttamente coinvolte in questo processo, come parte attiva della rete virtualizzata.</p>
<p><strong>Goin: Come si posiziona l’offerta NETASQ in tale ambito?</strong></p>
<p><strong>AB</strong>: La visione di NETASQ è di offrire sicurezza proattiva day-0 a qualunque azienda, indipendentemente dalle sue dimensioni o dall’infrastruttura IT impiegata. Per questo motivo abbiamo sviluppato tre diversi modelli di Virtual Security Appliance, concepiti in base alle principali tipologie di impiego della virtualizzazione nelle aziende (PMI, grandi aziende e provider di servizi in the cloud). La versione per provider include anche il nostro sistema di vulnerability assessment, che apre agli MSP di offrire servizi di sicurezza di nuova generazione ai propri clienti.</p>
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		<title>Hello world!</title>
		<link>http://www.voipweb.it/blog/2008/09/08/hello-world/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 17:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambra Ferrero</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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